{"product_id":"rivista-codice-602-2021","title":"Rivista \"Codice 602\" - 2021","description":"\u003cdiv style=\"font-family:'Optima-Regular';font-size:16px;\"\u003eDall’Editoriale di Sara Matteucci\u003c\/div\u003e\n\u003cdiv style=\"font-family:'Optima-Regular';font-size:16px;\"\u003e\u003c\/div\u003e\n\u003cdiv style=\"font-family:'Optima-Regular';font-size:16px;\"\u003e\n\u003cdiv style=\"margin:0px;text-align:justify;text-indent:14.2px;line-height:normal;font-family:'ITC New Baskerville';font-size:15px;\"\u003e\n\u003cspan style=\"letter-spacing:.1px;\"\u003eL’uscita di «Codice 602» quest’anno rappresenta un segnale di resistenza e orgoglio di fronte alle difficoltà causate anche al nostro settore dalla pandemia di COVID-19, ancora in corso nel momento in cui andiamo in stampa. \u003c\/span\u003e\u003cspan style=\"letter-spacing:.1px;text-indent:14.2px;\"\u003eEccoci qua dunque anche stavolta, con nuovi e interessanti spunti di approfondimento, non dimenticando inoltre di dedicare contributi a due importanti anniversari musicali del 2020: i 250 anni dalla nascita di Ludwig van Beethoven e dalla scomparsa di Giuseppe Tartini.\u003c\/span\u003e\u003cspan style=\"letter-spacing:.1px;text-indent:14.2px;\"\u003e \u003c\/span\u003e\n\u003c\/div\u003e\n\u003cdiv style=\"margin:0px;text-align:justify;text-indent:14.2px;line-height:normal;font-family:'ITC New Baskerville';min-height:11px;font-size:15px;\"\u003e\u003c\/div\u003e\n\u003cdiv style=\"margin:0px;text-align:justify;text-indent:14.2px;line-height:normal;font-family:'ITC New Baskerville';font-size:15px;\"\u003e\u003cspan style=\"letter-spacing:.1px;\"\u003eApriamo dunque la rassegna degli articoli con «\u003ci\u003eI Quartetti WoO 36 di L. van Beethoven: tra conservazione ed evoluzione\u003c\/i\u003e»\u003ci\u003e\u003cspan class=\"Apple-converted-space\"\u003e \u003c\/span\u003e\u003c\/i\u003edi\u003cspan class=\"Apple-converted-space\"\u003e \u003c\/span\u003e\u003cb\u003eLeonardo Miucci\u003c\/b\u003e. Analizzando i lavori giovanili per quartetto d’archi e pianoforte del compositore tedesco, si rilevano i germogli di una profonda evoluzione dello stile pianistico tra il XVIII e XIX secolo, tanto nei contenuti estetici quanto in quelli grafici. Studi recenti sulla notazione pianistica di metà Ottocento (Schubert, Mendelssohn, Brahms, ecc.) hanno messo in evidenza i chiari tentativi da parte di questi compositori di comunicare all’interprete indicazioni agogiche attraverso l’uso di notazione afferente alla sfera dinamica. Questo studio ha rintracciato evidenti connessioni con simili scelte notazionali adottate da Beethoven nel suo repertorio pianistico.\u003c\/span\u003e\u003c\/div\u003e\n\u003cdiv style=\"margin:0px;text-align:justify;text-indent:14.2px;line-height:normal;font-family:'ITC New Baskerville';font-size:15px;\"\u003e\u003cspan style=\"letter-spacing:.1px;\"\u003eIl secondo omaggio legato al 250° è a firma di\u003cspan class=\"Apple-converted-space\"\u003e \u003c\/span\u003e\u003cb\u003eSergio Durante\u003c\/b\u003e: «\u003ci\u003eGiuseppe Tartini, lo spadaccino che fondò la Scuola violinistica delle Nazioni. 250 anni e non sentirli\u003c\/i\u003e». Per la valorizzazione della figura del noto violinista e compositore, nel 2014 è nato il progetto “Tartini 2020” che prevede eventi di divulgazione culturale, promozione del turismo nei luoghi tartiniani, mostre e convegni. Il musicologo Durante, tra i principali promotori e realizzatori del progetto – tra le varie iniziative dirige l’Edizione Nazionale delle opere musicali di Giuseppe Tartini in preparazione presso l’editore Bärenreiter – qui illustra dunque vita e opere di Tartini secondo vari punti di vista, tra cui l’interessante parallelo tra il lato artistico e quello sportivo del personaggio, dedito alla scherma come molti suoi colleghi illustri di quell’epoca.\u003c\/span\u003e\u003c\/div\u003e\n\u003cdiv style=\"margin:0px;text-align:justify;text-indent:14.2px;line-height:normal;font-family:'ITC New Baskerville';font-size:15px;\"\u003e\u003cspan style=\"letter-spacing:.1px;\"\u003eAnniversario “rotondo” (140 anni) anche quello della\u003cspan class=\"Apple-converted-space\"\u003e \u003c\/span\u003e\u003ci\u003eMessa\u003c\/i\u003e\u003cspan class=\"Apple-converted-space\"\u003e \u003c\/span\u003edi Giacomo Puccini, cui\u003cspan class=\"Apple-converted-space\"\u003e \u003c\/span\u003e\u003cb\u003eGabriella Biagi Ravenni\u003c\/b\u003e\u003cspan class=\"Apple-converted-space\"\u003e \u003c\/span\u003ededica una intrigante dissertazione relativa alla storia delle varie esecuzioni e riprese moderne, alle varie copie in circolazione e aneddoti che ne circondano il mito. Come di consueto, anche in «Giacomo Puccini,\u003cspan class=\"Apple-converted-space\"\u003e \u003c\/span\u003e\u003ci\u003eMessa a 4 con Orchestra SC6: storia della fortuna\u003c\/i\u003e» si può apprezzare la meticolosità e il rigore della ricerca storico-musicologica, nonché l’entusiasmo per essa, con l’investigazione attorno a dettagli e coincidenze che particolarmente nel caso di Puccini si accavallano e talvolta si contraddicono sollevando sempre nuovi affascinanti quesiti per gli appassionati del settore e non solo.\u003c\/span\u003e\u003c\/div\u003e\n\u003cdiv style=\"margin:0px;text-align:justify;text-indent:14.2px;line-height:normal;font-family:'ITC New Baskerville';font-size:15px;\"\u003e\u003cspan style=\"letter-spacing:.1px;\"\u003eContesto contemporaneo ma del tutto differente quello verso cui ci conduce il contributo di\u003cspan class=\"Apple-converted-space\"\u003e \u003c\/span\u003e\u003cb\u003eMarcello Nardis\u003c\/b\u003e, esplorando uno degli aspetti meno conosciuti e studiati del celebre scrittore Arthur Schnitzler, ovvero il suo rapporto personale e letterario con la musica. Dopo aver illustrato le numerose ‘apparizioni’ della musica nell’opera del letterato austriaco, in primo piano o talvolta sullo sfondo delle storie narrate, Nardis prova a mettere sul medesimo piano espressivo musica, scrittura e psicanalisi e i rapporti di reciprocità che si stabiliscono secondo questa prospettiva, concentrando l’attenzione sulla novella\u003cspan class=\"Apple-converted-space\"\u003e \u003c\/span\u003e\u003ci\u003eFrau Berta Garlan\u003c\/i\u003e\u003cspan class=\"Apple-converted-space\"\u003e \u003c\/span\u003edel 1901, che ritiene possa sintetizzare la teoria funzionale da leggere nella intera produzione letteraria di Schnitlzer: attraverso la musica egli descrive il metaconscio, quella specie di territorio fluttuante tra conscio e inconscio della protagonista del romanzo, mentre la sua scrittura si fa in effetti composizione musicale, ricalcandone intrinsecamente strutture e stilemi.\u003c\/span\u003e\u003c\/div\u003e\n\u003cdiv style=\"margin:0px;text-align:justify;text-indent:14.2px;line-height:normal;font-family:'ITC New Baskerville';font-size:15px;\"\u003e\u003cspan style=\"letter-spacing:.1px;\"\u003eL’ultimo intervento della sezione contributi si colloca in un contesto di estrema attualità. Con la necessità dovuta all’emergenza sanitaria di chiudere le scuole prima della fine dello scorso anno scolastico, e la conseguente attivazione della didattica a distanza, anche le istituzioni di insegnamento musicale hanno dovuto fare i conti con le nuove tecnologie. Numerose ricerche hanno indagato l’apporto di esse all’interno dei sistemi di educazione, istruzione e formazione; tuttavia, per quanto riguarda l’ambito delle discipline musicali, il loro utilizzo è un argomento ancora in larga parte inesplorato. Al fine di approfondire eventuali limiti e opportunità, il contributo di\u003cspan class=\"Apple-converted-space\"\u003e \u003c\/span\u003e\u003cb\u003eSerafino Carli\u003c\/b\u003e\u003cspan class=\"Apple-converted-space\"\u003e \u003c\/span\u003edal titolo «\u003ci\u003eCondizioni, limiti e potenzialità delle nuove tecnologie per la formazione: un’analisi della letteratura internazionale nell’ambito delle discipline musicali\u003c\/i\u003e» propone un’analisi sistematica della letteratura internazionale, indagando in particolare la tematica dei dispositivi a supporto dei processi di apprendimento-insegnamento a distanza.\u003c\/span\u003e\u003c\/div\u003e\n\u003cdiv style=\"margin:0px;text-align:justify;text-indent:14.2px;line-height:normal;font-family:'ITC New Baskerville';font-size:15px;\"\u003ePer quanto riguarda infine la rubrica dedicata agli studi sulla musica a Lucca, altro costante impegno che caratterizza la nostra rivista, ospitiamo in questo numero un articolo di\u003cspan class=\"Apple-converted-space\"\u003e \u003c\/span\u003e\u003cb\u003eMassimo Lombardi\u003c\/b\u003e, incentrato su «\u003ci\u003eLa chitarra spagnola a Lucca\u003c\/i\u003e». Nel 1652, presso l’editore locale\u003cspan class=\"Apple-converted-space\"\u003e \u003c\/span\u003e\u003ci\u003eJacinto Paci\u003c\/i\u003e, prende forma un libro d’intavolatura per chitarra spagnola (oggi ribattezzata\u003cspan class=\"Apple-converted-space\"\u003e \u003c\/span\u003e\u003ci\u003echitarra barocca\u003c\/i\u003e) pubblicato a Roma e a Lucca: l’\u003ci\u003eIntessitura di varii fiori\u003c\/i\u003e, un interessantissimo volume didattico e musicale a cura del musicista pugliese\u003cspan class=\"Apple-converted-space\"\u003e \u003c\/span\u003e\u003ci\u003eGiovanni Battista Badessa bitontino\u003c\/i\u003e. Grazie all’esame di questa preziosa fonte, siamo in grado di aggiungere un nuovo tassello all’immagine della sfaccettata attività musicale lucchese, ottenendo uno spaccato sui momenti in cui si suonava e si cantava usando la chitarra, conoscendo gli strumenti che si adoperavano insieme ad essa, e sui legami tra editori, autori e musicisti, nonché informazioni estetiche sul gusto del far musica qui nella nostra città.\u003c\/div\u003e\n\u003c\/div\u003e","brand":"Sillabe Casa Editrice","offers":[{"title":"Default Title","offer_id":53456838918408,"sku":"978-88-3340-260-4","price":18.95,"currency_code":"USD","in_stock":true}],"thumbnail_url":"\/\/cdn.shopify.com\/s\/files\/1\/0929\/7638\/2216\/files\/2138.jpg?v=1773073910","url":"https:\/\/sr1nmq-df.myshopify.com\/en-en\/products\/rivista-codice-602-2021","provider":"Sillabe Casa Editrice","version":"1.0","type":"link"}